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DITELO A TUTTI !!
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TOGLIERE I FINANZIAMENTI MILIARDARI ALLE ASSOCIAZIONI DEI CONSUMATORI (clicca e scrivi la tua) |
Consumatori, 47 milioni di euro per fare da anti-Stato
Votate alla difesa del consumatore: agguerrite, preparate, specializzate; capaci di minacciare cause contro tutto e tutti. Le associazioni dei consumatori, i cani da guardia nel mercato dei beni e servizi, per difendere il cittadino che si barcamena tra beni e servizi non guardano in faccia a nessuno. Tranne che allo Stato. Perché da Roma le associazioni sono massicciamente finanziate.
FINANZIAMENTI A PIOGGIA
Eccola un’altra casta. Diversa, ma sempre casta: 47,7 milioni di euro in
cinque anni, distribuiti a pioggia a partire da gennaio 2003, da quando alle
associazioni va parte del ricavato delle multe dell’antitrust. Le società
sbagliano, l’Authority le punisce e quei soldi che dovrebbero andare allo
Stato vanno alle associazioni dei consumatori. Cioè quelle sigle che dal 1998
fanno parte del Cncu (consiglio nazionale dei consumatori e utenti, che ha
sede presso il ministero dello Sviluppo economico). Fino
all’80-85% dei bilanci delle associazioni, secondo una ricerca del
Sole24Ore, sono garantiti dal denaro pubblico. «In queste condizioni - ha dichiarato Palo Martinello,
presidente di Altroconsumo - è difficile contestare le scelte di governo o
regioni. Così si rischia di diventare la foglia di fico delle
amministrazioni». Quindi la domanda è immediata: ma se i soldi li prendono
dallo Stato, come faranno a fare azioni e operazioni contro tutto quello che
lo Stato controlla come Poste, servizi idrici, ferrovie, smaltimento, gestione
rifiuti?
UN PROGETTO PER TUTTI
I soldi pubblici servono a finanziare molte cose, sostengono i vertici delle
associazioni. Quali? Siamo andati a leggere i documenti dei finanziamenti dei
progetti delle associazioni del 2005 per avere un’idea. Ne abbiamo trovati 27
e la prima cosa strana è che praticamente tutti hanno un contributo standard:
mezzo milione di euro. E così, a prescindere dal lavoro svolto, tutti
finiscono col portare a casa la stessa cifra (12 milioni nel solo 2005). Non
ci dev’essere grande comunicazione tra le varie associazioni, poi, se
in un
anno tre progetti diversi hanno avuto però lo stesso contenuto: la lettura
delle etichette. Un milione e mezzo di euro, quindi, per insegnare a leggere.
Ma i soldi basta averli, se è vero che Carlo Rienzi, presidente del Codacons
ha dichiarato all’Espresso: «Stare nel Cncu non serve a niente. È una scatola
per dare soldi. E per fortuna li dà».
LE ISCRIZIONI FALSE
I consumatori insegnano a non fidarsi di nessuno. Seguendo questa logica non
bisognerebbe farlo neanche con loro. E forse non sarebbe poi tanto sbagliato.
«Gran parte degli iscritti sono falsi», ammettono gli stessi presidenti. Tanto
nessuno controlla. Così si deduce che i 300mila iscritti spacciati da
qualcuno, i 100mila da qualcun altro e così via, siano solo numeri in libertà,
con buona pace della tanto invocata trasparenza.
GLI INTRECCI CON LA POLITICA
Molte sigle sono nate e cresciute all’ombra di poteri politico-sindacali: Federconsumatori è strettamente legata alla Cgil, mentre Adiconsum e Adoc
rispettivamente alla Cisl e Uil. Il movimento Arci ha la sua organizzazione
«personale» nel Movimento consumatori, mentre la Lega consumatori è collegata
alle Acli. Ma c’è anche chi ha giocato la carta della politica pura: dal
Codacons è nata la Lista Consumatori, che alle politiche del 2006 riuscì a far
eleggere in Calabria addirittura un senatore, Pietro Fuda. Il presidente di
Adusbef, Elio Lannutti, è tutt’ora in parlamento, senatore dell’Italia dei
Valori e personaggio ammiccante all’antipolitica visto che ha in programma
l’uscita di un libro La Repubblica delle banche, con introduzione di Beppe
Grillo. Di centrodestra è la «Casa del consumatore», il cui presidente
Alessandro Fede Pellone è un ex consigliere lombardo di Forza Italia. Era
collaboratore del ministro Livia Turco, Stefano Inglese, ex presidente del
Tribunale dei diritti del malato e legato a Cittadinanzattiva, mentre
Donatella Poretti dagli uffici dell’Aduc è passata direttamente agli scranni
di Montecitorio, nelle file della Rosa del Pugno. Infine Mara Colla, già
sindaco socialista di Parma, eletta alle scorse elezioni regionali con
l’Ulivo, continua a tenersi stretta la presidenza della Confconsumatori. Alla
faccia della libertà.
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n. 179 del 2008-07-29 pagina 2
Cinque euro, come per la lotteria Italia Ma il
premio è dieci volte inferiore
di Redazione
Il dodici giugno scorso è stato il giorno dell’estrazione della prima,
ufficiale, «lotteria del consumatore». Il possessore del biglietto «D 55375»,
venduto a Seveso (Milano), si è aggiudicato mezzo milione di euro, primo
premio della lotteria organizzata da Codacons, Adoc, Adusbef e
Federconsumatori.
Dalle consulenze alle pubblicazioni, dagli eventi con buffet alle comparsate
sempre più frequenti tra i salotti tv e studi di registrazione di trasmissioni
radiofoniche, ora le associazioni a difesa dei diritti dei consumatori si
buttano anche sui giochi a premi. Tutto fa brodo, pur di far parlare di sé.
L’unico neo è che il premio della prima lotteria organizzata da associazioni
dei consumatori, le prime assegnatarie da parte delle competenti Commissioni
di Camera e Senato, nonché del ministero delle Finanze e Monopoli di Stato, di
una delle Lotterie Nazionali, sia piuttosto scarso rispetto al costo del
biglietto. Allo stesso prezzo la pur passata di moda lotteria delle befana
dava premi dieci volte più consistenti (5 milioni di euro). Sarà contento
almeno il fortunato consumatore di aver contribuito, con il suo biglietto, al
finanziamento di una campagna di informazione sulla guida sicura.
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n. 179 del 2008-07-29 pagina 0
Codacons, numero verde fantasma:
informazioni solo a pagamento
di Matthias Pfaender
La linea gratuita esiste, ma risponde una voce registrata. Per tutte le operazioni si deve chimale il numero "892" che costa 2,57 euro al minuto, più scatto alla risposta
da Milano
Il numero gratuito che non serve a niente, il numero che a qualcosa serve ma che
si paga, e tanto, quasi come un telefono erotico. Succede anche questo, nel
mondo del consumerismo all’italiana. Lo abbiamo scoperto provando a contattare
il Codacons.
Chiamando il numero verde risponde una cristallina voce di ragazza: «Devi
chiamare da un telefono cellulare, ciao!». E la linea cade. Ecco la prima
sorpresa: il numero gratuito del Codacons - un «numero per aiutare i cittadini a
difendersi» - non può essere chiamato da rete fissa. Al secondo tentativo,
effettuato con un cellulare, ecco partire un’altra registrazione, ma questa
volta dell’avvocato Carlo Rienzi in persona, il numero uno del Codacons, che
subito ricorda all’ascoltatore che può avere «già 500 euro» come risarcimento
per la pubblicazione su internet del proprio reddito del 2005. «Basta iscriversi
alla newsletter dell’associazione per ricevere il modulo di richiesta
risarcimento» sottolinea. Un’informazione certamente interessante, forse data
con toni troppo semplicistici: possibile che chiunque, fra trentadue milioni di
italiani che hanno visto le proprie entrate sbattute sul web, abbia «già»
diritto a ricevere 500 euro? E questi fantomatici 16miliardi di euro di
risarcimenti, chi dovrebbe averli «già» messi a disposizione? Se la prima arma
di un consumatore per difendersi dai soprusi è una corretta informazione,
un’associazione dei consumatori che utilizza un linguaggio da spot televisivo
per presentare i suoi servizi rischia di rendere un cattivo servizio. E infine,
possibile che per ottenere un risarcimento dovuto a tutti, si debba passare per
forza attraverso un agente terzo, e affidargli il nostro nome, cognome,
indirizzo di posta elettronica e residenza?
Ma torniamo alla telefonata: quando si potrà parlare con qualcuno in carne e
ossa per esporre un problema da consumatore? La risposta arriva coll’avanzamento
della registrazione: «Per ricevere gratuitamente informazioni sulle nostre
battaglie e iniziative, e sapere come difenderti dai suprusi, premi il tasto uno
sul tuo telefonino». Detto fatto. Ma non succede nulla. Non si viene
reindirizzati a un centralino, non si parla con un operatore, non si ottiene
nulla, tranne la laconica voce registrata - l’ennesima - dell’operatore
telefonico: «il numero richiesto è inesistente».
Risultato: due telefonate e nessuna informazione.
Come fa il consumatore a
parlare con qualcuno? La risposta, sorprendente, si trova sul sito
dell’associazione «www.codacons.it»: chiamando l’892.007, «numero unico per
appuntamenti e informazioni», si può fissare un incontro con un esperto
dell’associazione. Peccato che il numero in questione sia caro - non quanto i
famigerati 899, che pure ricorda - ma comunque non certo economico: 1,80 euro al
minuto più scatto alla risposta di 12 centesimi se si chiama da rete fissa,
mentre da rete mobile il costo aumenta: da 0,18 a 0,30 euro come scatto alla
risposta, e da 1,86 a 2,57 euro a minuto. Un costo paragonabile a una
messaggeria di appuntamenti.
Ma per Rienzi è tutto ben motivato: sul sito dell’associazione il presidente
spiega come il numero a pagamento sia uno strumento necessario per raccogliere
fondi visto che «a differenza di altre associazioni di consumatori che hanno la
loro sede spesso presso sedi sindacali o addirittura ospedali, il Codacons non
ha altri sostegni o appoggi di alcun genere oltre ai contributi dei propri
associati». Falso. Il Codacons, come le altre 15 associazioni del Cncu, riceve
massicci finanziamenti pubblici che coprono, nel caso dell’associazione di
Rienzi, secondo le stime degli esperti del Sole24Ore, il 43% delle entrate.
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n. 179 del 2008-07-29 pagina 11
Il Codacons scrive tanto, ma non legge molto
di Redazione
Gentile Direttore,
nel congratularci come al solito per l’idea di pubblicare oggi una inchiesta
sulle associazioni dei consumatori da parte del suo giornale, lamentiamo solo
alcune imprecisioni e omissioni.
- Il nostro numero verde funziona perfettamente (il ditino del vostro cronista
invece non deve funzionare poi così bene se non è riuscito a premere il tasto 1
e iscriversi) (...). Il titolo del Giornale di pag. 2, invece, che in grandi
caratteri fa pensare che il numero verde sia a pagamento e che le informazioni
del numero verde siano a pagamento non è una imprecisione, ma un «grido», teso
ad attirare lettori, altamente ingannevole (certo più della possibilità –
prevista dalla legge sulla privacy – di avere un risarcimento di 500 euro per la
pubblicazione on line del reddito). Addirittura forse tale titolo ci costringerà
– ma il giudizio è lasciato al nostro potentissimo e agguerritissimo ufficio
legale – a querelare con molto dolore il vostro bel quotidiano.
- Il call center unico 892.007 è stato ed è di grande aiuto ai consumatori e non
è un caso che l’Autorità delle TLC lo abbia escluso dalla disattivazione
automatica (...) in quanto numero di rilevante utilità sociale. (...) Forse il
suo corretto Giornale avrebbe potuto anche dire che una parte del costo della
telefonata va all’associazione Mary Poppins per l’assistenza ai bambini malati
di cancro del Policlinico Umberto I e contribuirà ad acquistare una cabina per i
trapianti di cellule staminali.
- Avete fatto pensare che i fondi erogati dallo Stato con le multe incassate
dall’Antitrust servano per finanziare le associazioni, ma avete omesso di dire –
e quindi non è falso quanto da noi dichiarato circa il fatto che unica fonte di
finanziamento sono gli iscritti – che quei fondi devono essere integralmente
utilizzati per il progetto approvato e non per finanziare le ordinarie attività
delle associazioni. E se il vostro cronista avesse approfondito si sarebbe
accorto che il nostro progetto COPALCONS ha prodotto un libro bianco sulle
pubblicità dei prodotti alimentari e oltre 170 procedimenti di controllo a
carico di aziende che effettuavano pubblicità ingannevole. Anche per questo le
Autorità indipendenti ci ringraziano del duro lavoro che facciamo e che produce
pulizia nel mercato e fanno incassare quelle multe che poi tornano solo in parte
a noi (la metà, dall’anno scorso, se le pappano le Regioni, e forse su come
utilizzano loro quei soldi sarebbe bene fare una inchiesta).
Presidente Codacons
***
Gentile avvocato Rienzi,
il ditino del nostro cronista funziona benissimo. Così bene che, anche dopo aver
letto la sua lettera, ha riprovato l’operazione. Peccato che dopo aver pigiato
il tasto 1 la comunicazione sia caduta nel silenzio. Allora ha riprovato un
altro cronista: idem. Forse andrebbe data una controllata al vostro numero
verde. Il titolo di pagina 2 racconta del numero verde monco e quindi fantasma,
poi sostiene che le informazioni telefoniche si possono avere solo a pagamento,
il che, visto che si tratta di un 892, appare incontestabile anche dal più
agguerrito degli uffici legali. A noi tutto questo risulta anche molto meno
ingannevole del messaggio registrato che parla della possibilità di avere un
risarcimento per la pubblicazione dei redditi on line: «Puoi avere già 500
euro». Quel «già» sembra voler significare «subito». E a noi non risulta proprio
che sia così. Ci risulta, invece, di aver fatto molte inchieste sui soldi delle
Regioni, come di tutte le amministrazioni pubbliche. Ma forse l’avvocato Rienzi
non le ha lette.
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LETTERE AL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX"
Quando questa mattina ho letto il trafiletto a pagina 22 del giornale
pensavo d'aver inteso male. Era presto e ero ancora assonnata quando
ho aperto la porta per ritirare la copia del Secolo lasciata sulla
soglia dell'uscio e ho iniziato a svogliare il giornale. No non avevo
letto male. Era scritto nero su bianco. Alcune associazioni dei
consumatori ( sempre le stesse!) avevano promosso un fondo per
finanziarsi ulteriormente, consistente nel richiedere al consumatore
di far trattenere nelle bollette dei consumi 1 euro da devolvere alle
associazini quale finanziamento per attuare varie attività. Tralascio
la facile e spontanea irania del " non sono già sufficientemente
finanziate queste associazioni?"per porre un quesito più serio. Ora
che le associaizoni fanno patti con i gestori di vari servizi ( luce,
gas, acqua, servizi telefonici etc) per far da tramite a loro
sovvenzioni, come potranno realmente tutelare i consumatori contro
queste Società? Ma queste associaizioni ci vogliono veramente tutelare
o hanno trovato solo il modo per prendere soldi dallo Stato, dalle
Regioni e da altri enti pubblici per presunti progetti, studi e altre
iniziative di cui poi nulla si viene a sapere? Non sono le stesse
associazioni che dichiarano di combattere contro tutto e tutti e poi
creano partiti politici, fanno nominare loro membri nel parlamento e
fanno cause a tutti quelli che li contrastano o che chiedono chiarezza
nel loro agire, proponendo domande giudiziali di milioni di euro di
risarcimento? Dove vanno tutti quei soldi? Chi li paga alla fine quei
risarcimenti milionari? Cosa fanno veramente queste associazioni per
difenderci? Chi le controlla? Su quali basi e su quale mandato
ritengono di dover tutelare indistitnamente ed indiscriminatamente
tutti anche con le class action? Perchè devono avere l'alterigia di
ritenere che tutti siamo poveri diavoli non pensanti che necessitiamo
del loro eslusivo intervento per tutelare le nostre ragioni? Ebbene.
Io non ci sto a questa nuova dittatura mascherata da presunte nobili
battaglie di cui però non si ha mai il rendiconto.. Loro tutelino pure
chi credono, io desidero tutelarmi da sola. Grazie
Carla Zerbini
DITELO A TUTTI !!
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